Dopo trent’anni, con Daria Masiero torna la voce al Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo

“…Nei mesi estivi Cervo e il suo festival sono un appuntamento irrinunciabile per gli habitué della musica da camera. Ma non solo, la rassegna, infatti, pur mantenendo saldamente le proprie radici nel classico repertorio cameristico, fin dai primordi ha aperto i propri orizzonti su altre forme e generi. Una caratteristica, forse non più così originale, rispettata anche oggi. Spulciando tra i diciassette appuntamenti di questa cinquantacinquesima edizione, possiamo infatti trovare anche i nomi di Stefano Bollani e Fabrizio Bosso per due serate jazz, un appuntamento dedicato alla musica celtica (con l’arpa di Vicenzo Zitello), un’originale rivisitazione della cultura argentina ad opera del trio Servillo, Girotto e Mangalavite, il teatro con “La leggenda di Moby Dick” di Igor Chierici.

E così anche quest’anno l’ambiente raccolto di Piazza dei Corallini si è trasformato in un suggestivo salotto a cielo aperto incorniciato dalla maestosa e svettante facciata rococò della chiesa di San Giovanni, dai muretti di pietra adornati ed ingentiliti da variopinte e variegate fioriture, da appartate e sonnolenti casette e dallo strabiliante e ampio affaccio sullo sconfinato orizzonte marino.

Qui un pubblico curioso, colto e informale, ha assistito al bellissimo concerto dell’altra sera del soprano Daria Masiero che, con Gisella Dapueto al pianoforte, ha riportato la voce al Festival, in cui mancava da trent’anni.

La peculiare versatilità della Masiero si è manifestata anche nel programma confezionato per il pubblico di Cervo dove alcuni Lieder, da noi di raro ascolto, di Sibelius (precisamente l’opera 38) e di Grieg (tra i quali anche la celebre “Canzone di Solveig” in versione francese) sono stati accostati, nella seconda parte del concerto, a note arie tratte dal melodramma italiano (“Ebben ne andrò, lontana”, “Vissi d’arte”, “Oh mio babbino caro” e “Un bel dì vedremo”). La Masiero ha immediatamente conquistato la piazza di Cervo per una schiettezza di carattere che si è tradotta in una felice spontaneità espressiva. Qualità che hanno giovato in modo particolare nelle concise istantanee delle pagine liederistiche. In questi raffinati brani di Sibelius e Grieg, contraddistinti da colori locali e da una sensibilità tardo romantica, la cantante ha prestato massima cura nella resa del significato dei testi puntando costantemente su un fraseggio duttile e plasmato su ogni singola parola. Le intenzioni della Masiero hanno permesso al pubblico di apprezzare pienamente le peculiarità di queste composizioni che assimilano il modello tedesco inserendovi caratteri melodici e ritmici influenzati dalla tradizione folklorica.

Il soprano ha mostrato di possedere un’ottima impostazione, con un’emissione sempre ben a fuoco, e una voce duttile e fresca. Oltre a ciò, sia nei brani liederistici che nelle pagine operistiche, abbiamo notato nel canto della Masiero una particolare omogeneità e un colore pastoso. Abbiamo trovato straordinaria la voce della solista, dal carattere più lirico – spinto che drammatico, nelle due arie pucciniane “Oh mio babbino caro” e “Un bel dì vedremo”. Seppur ci trovassimo in uno spazio aperto, ci sono parse perfettamente sostenute le mezzevoci mentre il registro acuto si è mostrato sempre corposo. Da parte sua Gisella Dapueto ha assicurato un accompagnamento sempre reattivo e vigile nel cogliere le intenzioni della cantante. Strappa applausi i due bis scelti dalla Masiero al termine della serata: un toccante omaggio a Genova con “Ma se ghe penso” e una palpitante “I’ te vurria vasà” “.

Operaclick, 23 agosto 2018

 

 

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